È difficile non conoscere l’euforia nel pianificare un viaggio: immaginarne i risvolti, le sfide, i rischi e infine attenderne la partenza con crescente fibrillazione. Spesso è questa la danza che precede numerose avventure, mentre esse attendono soltanto di essere vissute e rese concrete.
Non sempre, però, i viaggi nascono nella nostra mente fino al momento in cui sbocciano in realtà. A volte, raramente, prendono forma altrove, nella mente di altri, e a nostra insaputa ci raggiungono nelle circostanze più imprevedibili. Si insinuano lentamente e, una volta radicati, ci pongono davanti a un bivio ancora più eccitante: partire oppure no.
Mi riserverò il diritto di non descrivere le circostanze in cui questa scelta si è manifestata, né le ragioni della mia partecipazione. Mi auguro che questo non riduca la vostra curiosità nel cercare ciò che di prezioso ho trovato durante questi giorni.
Troverete qui alcune note di viaggio: il racconto di un percorso che ha portato me e una cara ricercatrice alla scoperta della storia di un piccolo villaggio chiamato Hötensleben.
Il viaggio di andata (2 giorni)
Space Oddity — David Bowie
Utilizzando esclusivamente treni regionali, la tratta Monaco–Hötensleben supera le dieci ore. Si aggiunga a ciò la ben nota inaffidabilità dei trasporti regionali tedeschi. Per questo motivo, e forse chissà anche per altri, abbiamo deciso di spezzare il viaggio in due tappe: prima Bamberga, poi Goslar.
Il soggiorno a Bamberga è stato sorprendente. Le vie della città pullulano di negozietti e ristoranti, e, seguendo l’istinto di due veri esploratori, ci siamo avventurati in un mercatino dell’usato allestito in un appartamento privato al secondo piano, raggiunto grazie a istruzioni appiccicate su un citofono.
Sconfitti e frustrati per non aver trovato ciò che nemmeno sapevamo di cercare, ci siamo diretti con lucida determinazione alla Rauchbierbrauerei, per poi tornare felicemente un paio di ore dopo, seppur meno lucidamente, all’hotel.
Sul treno per Goslar, nel tentativo frenetico di accaparrarci un posto, ci siamo imbattuti in una coppia di personaggi curiosi: un biologo e un presunto medico, autoproclamato eccellente ma occasionalmente sfortunato con gli affari. Con loro abbiamo intrapreso una fantasiosa conversazione italo–tedesco–russo–farsi, conclusasi con l’offerta di un paio di “Пирожки” artigianali ma pericolosamente antigenici.
Goslar, invece, è stata una triplice sorpresa: il paesino, stupendo e indimenticabile; la birra, una Gose altrettanto memorabile; e all’ostello, wow, inaspettato.
La ricerca (3 giorni)
Der Traum ist aus — Rio Reiser
Abbiamo trascorso quattro giorni a Hötensleben. Sono stati così densi che risulta difficile restituirli a parole.
Ho assistito a numerose interviste con gli abitanti del luogo, incentrate sui loro ricordi legati alla pubblicità dei prodotti della DDR. Abbiamo visitato la bellissima chiesa evangelista, ti ringraziamo a Wolf per averci aperto la porta, e ringraziamo anche te René per averci raccontato dall’inizio alla fine la sua storia.
Abbiamo mangiato un panino all’aringa, cenato con cucina greca e ascoltato musica industrial rock. Grazie ancora, René, per avercela fatta scoprire e mi dispiace non esserci fatti una foto insieme; spero che questa possa compensare.
Il viaggio di ritorno (1 giorno)
Lust for Life — Iggy Pop
È tempo di tornare. Ci aspetta un viaggio lungo, questa volta senza pause e con cinque cambi. In altre parole, non sappiamo né quando né se arriveremo.
Dato il tempo a disposizione, sto scrivendo questo racconto proprio ora.
In realtà, la cosa più divertente è accaduta un paio di giorni fa, ed è il motivo per cui ho deciso di scrivere questa storia.
La brutta notizia, però, è che non posso raccontarvela.
Non vogliatemene: so quanto sia frustrante leggere una storia srotolarsi in modo promettente per poi dover accettare di non poter venire a conoscenza di ciò che tanto agognavamo. Posso però assicurarvi che non poterla raccontare è altrettanto frustrante.
Va bene, va bene. Dato che vi ho a cuore, miei cari lettori, la scriverò comunque. È una storia di incomprensioni, tensioni e piccoli inganni.
L’autoparlante del treno annuncia:
„Nächster Halt: München Hauptbahnhof. Ausstieg in Fahrtrichtung rechts.“
Oh no, proprio ora che stavo per raccontarvi tutto. Devo andare. Prometto che tornerò. E che vi dirò ogni cosa.